Artista: The Cult
Anno: 1989
Etichetta: Beggars Banquet/Sire
Produttore: Bob Rock
The Cult, un gruppo secondo me sottovalutato, ha fatto almeno 3 album veramente belli e uno di questi è “Sonic Temple”.
Un album carico di Hard Rock con richiami all’Heavy Metal, una grande copertina in puro stile Rock, a forza di sentirlo l’ho “consumato”, insieme a “Love” disco del 1985 (di cui parlerò più avanti) è uno dei migliori, contiene pezzi di una forza e grinta travolgenti.
Il cantante Ian Astbury e il chitarrista Billy Duffy insieme sono come Angus Young e Brian Johnson…. si completano a vicenda!
In questo disco Duffy mi piace parecchio perché ha influenze chitarristiche che prendono dal blues e dal rock e ha nel suo repertorio una serie di “riff” di chitarra che hanno dato un’impronta originale al suono dei The Cult, anche Astbury è un gran cantante e sa stare sul palco come pochi, con una voce particolare e riconoscibilissima anche lui dà una sua impronta al genere del gruppo.
Insomma come avrete capito sono un fan di vecchia data di questo grande gruppo dai tempi dell’album “Electric”, anche se oltre ai 2 album che ho citato mi piace molto anche “Ceremony”.
Tornando a “Sonic Temple” ci sono pezzi di una potenza incredibile come “Soul sister” con un intro di tastiere e un giro di chitarra semplice ma efficace e con Astbury che con la sua voce graffiante dà vita a un ritornello fantastico, “Soul asylum” dalla chitarra incalzante e grintosa, “American horse”, “Fire woman” una delle più belle del disco, “Edie (Ciao baby)” orchestrata su un bel giro di chitarra, la tirata “New York city” con una grande prova di Astbury e la partecipazione nei cori di Iggy Pop, “Automatic blues” e “Soldier blue”, ma soprattutto la stupenda “Wake up time for freedom” e “Medicine train” con l’intro blues per poi trasformarsi in un pezzo rock.
Ho lasciato per ultimo “Sun king” anche se è il primo pezzo dell’album perché per me è una canzone veramente bella e come al solito la ricetta è sempre quella…. gran riff, gran assolo e una grande grinta nel cantato.
Qui ho parlato solo dei due fondatori dei The Cult, ma va spesa anche una parola per il batterista e il bassista rispettivamente Mickey Curry e Jamie Stewart infatti è anche grazie a loro che questo disco ha un respiro Hard Rock
Bob rock ha prodotto questo disco e altri grandi artisti del calibro di Bon Jovi, Bryan Adams, David Lee Roth e su tutti anche i Metallica.
Concludendo come con gli altri album che vi ho consigliato negli articoli del mio Blog, non posso che ripetermi….. se avete la possibilità di trovare questo vinile prendetelo!
I The Cult non sono stati “valutati” abbastanza… invece la grande presenza del cantante dal vivo e il bagaglio musicale fatto da molti generi fra cui il punk rock avrebbe dovuto garantirgli qualche riconoscimento in più nel mondo della musica Hard Rock e non solo.
Più avanti proprio perché sono un fan dei The Cult parlerò di “Love” sul genere psichedelico misto a un rock “scuro” e anche qui con almeno sei o sette pezzi su dieci degni di nota.
Alla prossima chiacchierata……